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Premio "Un reportage per Dante"

Secondo Premio 2011 - ex aequo (Giovanni Francesco Barbato)

20/06/2012

Ho partecipato all'ultima delle tre letture della rassegna Dantesca sulle "Divina Commedia nel mondo", dedicata alla versione in lingua catalana del XVIII canto del paradiso. Forse dovrei commentarlo, analizzando le sue allegorie, lo stile...insomma, svolgere un lavoro puramente didattico che poi, alla fine, è quello che generalmente si pretende da uno studente. Ma esistono già tanti commentatori della "Commedia", abilissimi nello snocciolare ogni piccolo dettaglio nascosto, per cui il mio intervento sarebbe una goccia di umidità tanto piccola che nemmeno riuscirebbe a condensarsi.

Se Boccaccio definì l'opera di Dante "divina" ed essa oggi è letta in più di 40 paesi al mondo, significa che ci sarà pure qualcosa che va oltre l'allegoria, lo stile, le metafore...forse un sentimento? Il sentimento di appartenenza, magari, che permette di sentirci parte di un unico grande genere: quello umano.

Dante per noi, oggi, in tante lingue: un "fil rouge" che mi ha unito in quella serata a tanti che non conoscerò mai, ma con cui, in qualche modo, Dante mi ha messo in relazione, dal passato a questo momento, a questa serata, così intensa, nel suo nome.

 

Conclusasi la lettura, lasciamo San Francesco per uscire "a riveder le stelle".

Quella chiesa, quelle luci, quel momento, quelle stelle stranamente così brillanti... una emozione grande. Quello strano Virgilio che è la nostra professoressa di Italiano, citando quel verso, in quell'istante, sul sagrato della chiesa, ancora presi dalle parole ascoltate, mi ha fatto alzare il naso. "Il cielo stellato sopra di me...": mi gira questa frase in testa mentre mi faccio prendere dalla magia del momento: allora capisco (o credo di capire) il valore universale di quel passo e di tutta la Commedia.

Sempre a San Francesco, il professor Nembrini disse che solo la grande arte ha valore infinito, proprio perchè tocca qualche corda segreta che unisce tutti gli uomini in tutti i tempi.

Dante era patrimonio degli uomini del 1300, Dante è di tutti.

Dante è nostro, e un po' di più di noi ravennati.

 

Giovanni Francesco Barbato

Liceo Classico "D.Alighieri"- Corso Socio Psico Pedagogico, Ravenna

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