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Incontri letterari

Approfondimento 17 Gennaio 2014

15/01/2014

Approfondimento 17 Gennaio 2014

SALA D'ATTORRE DI CASA MELANDRI

RAVENNA, VIA PONTE MARINO 2

40° ciclo annuale 2013-2014

(Ingresso Libero)

Venerdì 17 Gennaio 2014 ore 18.00

CON NOMI E COGNOMI SI RACCONTA UN CAMPIONARIO INCREDIBILE DI ASSURDITÀ

Roberto Ippolito*

IGNORANTI

L'Italia che non sa, l'Italia che non va (Ed. Chiarelettere)

* Scrittore e giornalista

 

IL LIBRO

Spesso esilarante per i casi raccontati, ma inquietante per lo scenario descritto, Ippolito svela quanto è somara l'Italia. Con nomi e cognomi il libro fornisce un campionario incredibile di assurdità: il sottosegretario che accusa il ministro di essere un "asino bardato da generale", la conduttrice che inciampa sugli accenti, deputati che parlano in modo inverosimile. Sorprendente? L'Italia è sempre in coda nelle classifiche per l'istruzione e la cultura. Lo confermano gli spropositi che si trovano nei temi della maturità, i pessimi risultati degli studenti nel confronto internazionale, gli errori nella formulazione delle domande ai concorsi: anche chi giudica sbaglia. 

E l'economia arretra. Il contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l'innalzamento culturale accompagnò il miracolo. Roberto Ippolito, che per molto tempo è stato responsabile delle pagine di economia de "La Stampa", ci svela attraverso esempi, cifre e confronti quanto sia arretrata l’Italia dal punto di vista dell’istruzione e della formazione rispetto ai paesi europei. Oggi il 45,2 per cento ha al massimo la licenza media contro il 27,3 per cento dell'Europa. Solo due italiani su quattro sono diplomati contro tre inglesi su quattro. L'Italia è avara: in Europa è ventiduesima per la quota di spesa pubblica destinata all'istruzione in rapporto al Pil. Continuando con i numeri scopriamo che il 71 per cento della popolazione è al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà. E al peggio non c'è mai fine per l'onda lunga dei tagli dell'era Berlusconi, ma anche per la scarsa sensibilità del governo tecnico di Monti. Nemmeno i privati si salvano. I confronti internazionali proposti ripetutamente nel libro certificano il disastro. Uno schiaffo per un paese come l'Italia, per secoli culla della cultura e dell'arte. Come si può tornare a crescere? Con l'istruzione e la cultura.

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