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Natascia Ferrini

Testimonianze

La voce di mille anni

Sento che il Trebbo farà miracoli per riportare gli uomini a non essere più tanto distratti dalla loro voce più profonda. Quel Trebbo che per l’irruenza del cuore di Comello e per la rara sensibilità di Della Monica, fa risuonare nelle piazze d’Italia, e torna a renderla familiare, la voce di mille anni di tradizione poetica italiana. Sono anni che non si sentiva parlare di tanto fervore per la poesia. Forse un fervore uguale non l’ho mai visto, nemmeno ai tempi del Futurismo e di Lacerba.

Giuseppe Ungaretti

Consigli di popolo

Il Trebbo è una raffinatissima riunione popolare, dove Toni Comello, aedo disperato, e il logico Della Monica, che commenta la voce recitante, continuano la tradizione del canto della poesia sulle piazze. Ho assistito ad alcuni di questi “trebbi”, veri consigli di popolo.

Salvatore Quasimodo

Poesia in pubblico

Da molto tempo è mia convinzione che la poesia, per uscire dall’isolamento e dalla pratica posizione di inferiorità in cui si è venuta a trovare in confronto alle altre arti, abbisogna di vivere, come nasce, nella viva voce. La poesia insomma, deve essere eseguita in pubblico come la musica. Solo così si potranno ristabilire dei rapporti reali e viventi fra i testi poetici e gli uomini d’oggi, che spesso non sanno più leggere o non ne hanno più tempo.

Giorgio Vigolo

Il più straordinario anacronismo del secolo

Comello e Della Monica, all’insegna del Trebbo Poetico, hanno inventato il più straordinario anacronismo del secolo. Io non mi stancherò di benedirne l’istituzione.

Giorgio Caproni

 

Fanatici di poesia

Io voglio dire che il Trebbo Poetico può rischiare persino il “gesto” e la “retorica”; ma i poeti senza il proprio gesto e senza la propria retorica non esistono. Io voglio bene a Comello e Della Monica, appassionati, fanatici lettori di poesia. Voglio dire di più: sono gli unici “fanatici” che amo e lascio vivere nella mia repubblica di domani.

Alfonso Gatto

 

Ho capito la mia poesia

L’operazione del trebbo è prestigiosa, perché porta in sé tutto un mondo morale, una intensa vita interna, in cui manifestamente predomina l’amore umile e ardente della poesia dei due giovani, Comello e Della Monica. Loro due mi hanno fatto capire la mia poesia come fosse d’altri.

Diego Valeri

 

Una strada per la poesia

L’iniziativa del Trebbo fa parte di quella apertura, o di quella volontà di apertura, con cui la poesia ha cercato e cerca in questi anni di riaprirsi la strada verso un pubblico che non sia solo di poeti e affini. Il lavoro di Comello e Della Monica ha tutta l’aria di costituire una fase di preliminare importanza, elementare nel senso migliore, senza alcun carattere bassamente divulgativo alla comprensione di un’opera di poesia.

Vittorio Sereni

 

Parole di verità

Il Trebbo ? Mai visto una cosa simile; e poiché ne facevo parte, nasceva in me un senso, mai provato, di strana responsabilità, come se le parole della mia poesia fossero diventate parole di verità.

Giovanni Titta Rosa

 

Agitatori di poesia

C’è chi butta oggi delle bombe e voi buttate delle poesie. Era ora che qualcuno incominciasse ad invadere il mondo in questo modo. Io ritengo che la fratellanza è la nostra salvezza, e la poesia affratella più della politica, più della scienza, addirittura più della morale. Io credo fermamente che la poesia è uno dei mezzi per salvare ilo mondo.

Gian Piero Bona

 

Moderni aedi

Già nel barcone, davanti al mare di Cervia, quella notte, avevo sentito in voi, nel vostro fervore, il brivido di una riscoperta. Ed era quella riscoperta, il nuovo e puro contatto della poesia con la gente di ogni condizione, di ogni fede. Voi siete dei moderni aedi, siete dei pacifici rivoluzionari, voi siete degli scopritori.

Alberto Mondadori


Realtà storica

Gli incontri del Trebbo non si propongono risultati critici. E come potrebbero? Si propongono bensì di dare ai loro pubblici la rivelazione di un piano della realtà storica e umana la cui esistenza altrimenti resterebbe loro per sempre ignota. E stando alle reazioni manifeste, si dovrà concludere che uno dei caratteri primari della poesia coincide con la capacità di attrazione oscura, direi biologica, di cui è carica; che è anche il suo modo di identificarsi coi dati fondamentali dell’esperienza di ognuno, in quanto è uomo.

Angelo Romanò

 

Fiducia nel pubblico

Il Trebbo è un atto non solo di amore per la poesia, ma di fiducia nel pubblico, che troppo spesso si sottovaluta e si svaluta: il pubblico dei poeti, come quello del teatro e di ogni arte.

Vittorio Gassman

 

La più bella serata

Qui tutti serbano un ricordo entusiastico del Trebbo. Comello e Della Monica ci hanno dato la più bella serata mai avuta ai corsi di italiano di Leiden.

Irene Hymans
(Docente di Letteratura Italiana all’Università di Leiden, Olanda)

Senza darsi delle arie

I due appassionati, Toni Comello e Walter Della Monica, non credo siano venuti qui in campagna per darsi delle arie, ma per far meglio conoscere a questo povero paese la bellezza della poesia…

I Signori Della Monica e Comello girano l’Italia e la Germania per recitare poesie senza mai stancarsi e senza chiedere soldi. A loro bastano il nostro affetto e la nostra simpatia. Sono molto generosi!

Dai temi degli alunni di Casal Borsetti, Ravenna

Un interprete eccezionale (la prima recensione dei trebbi italiani)

Un grande pubblico affollava ieri sera la sala dell’Asilo S. Giuseppe di Cervia, accorso per ascoltare Toni Comello e Walter Della Monica…Più che meraviglia dobbiamo definire vero e proprio entusiasmo il sentimento che Toni Comello ha trasmesso al pubblico, alle prime battute di “Romagna” del Pascoli, allorché lo stesso si è accorto di avere di fronte non un comune declamatore di versi, ma un interprete eccezionale, efficace, sensibile, nuovo.

Tommaso De Biase
(Il Resto del Carlino 10 gennaio 1956)

 

Travolgente successo (la prima recensione dei trebbi esteri)

Gli ascoltatori del Trebbo di Stoccarda erano rapiti. Prima la voce coinvolgente ed intimista di Della Monica e poi quella di Toni Comello che dispone di uno strumento che assomiglia a un organo. La lingua italiana diventa, con questo Trebbo Poetico, come una musica: malinconia e tristezza, passione e gioia trovano la loro naturale, persuasiva espressione. Il travolgente successo ha costretto a parecchi bis.

Franz Kvebner
(Stuttgarter Zeitung 28 gennaio 1957)

Spettacolo straordinario

Mi pare, a dirla tutta, che il Trebbo meriti molto di più del nostro occasionale consenso. Vi ho dato appena un cenno dello straordinario spettacolo che una voce, soltanto una voce, è in grado di creare dinanzi a persone prese alla rinfusa nella vita quotidiana; semplicemente senza l’occhio omerico della televisione, senza le macchine da presa, il temporale dei flashes. Anche se temo che tutto questo un giorno finirà. E’ così straordinario da non avere la natura delle cose che durano.

Sergio Zavoli
(Dalla trasmissione radiofonica del Terzo Programma, intitolata “I giullari della poesia”, agosto 1960)

 

Paesi e poesie in piazza

…E il fermento nacque da quei due trovatori di poesia che in quegli anni furono Walter Della Monica e Toni Comello, i quali andavano in giro per la Romagna, per l’Italia e per il mondo declamando poesie con la stessa dogmatica fiducia e lo stesso felice accanimento con cui oggi si declamano – anzi si urlano – le canzonette. Non c’erano i capelloni, allora; ma vestiti civilmente, armati solo di una sconfinata buona fede, Walter e Toni riuscivano a succhiare fuori dalle case un intero paese e a portarlo in piazza a sentire Dante e Lorca.

Claudio Marabini
(Il Resto del Carlino 6 agosto 1966)

 

Veri spettacoli

A quelli della mia età vicini alla cinquantina, viene spontaneo comunque il ricordo di altri momenti, di altri anni in cui la poesia è stata oggetto di dizioni pubbliche. Vengono in mente i nomi di Toni Comello e Walter Della Monica, animatori del “Trebbo Poetico”, che andavano in giro per circoli e piazze, e non solo d’Italia, a recitare i nostri maggiori: Montale, Quasimodo, Ungaretti e i più giovani rincalzi. Attiravano gente, e non solo poeti o poetucoli, ma perfino operai, contadini, pescatori. Facevano veri e propri spettacoli, e i giornali ne celebravano le gesta, l’importanza culturale…

Alcide Paolini
(Il Corriere della Sera 1 maggio 1977)

 

A furor di popolo

Nel dopoguerra, quando si constatò che imbarazzanti precedenti rendevano improponibili la riesumazione del vecchio premio letterario, Cervia sposò l’idea di due “matti”, Walter Della Monica e Toni Comello, che si proponevano di riempire la piazza recitando e premiando poesie. L’iniziativa che precedeva di venti anni i meeting poetici che hanno reso popolare a Roma l’assessore “beat” Nicolini, ebbe un incredibile successo di pubblico e suscitò un tale entusiasmo nei poeti che Cervia fu costretta a furor di popolo a concedere la cittadinanza onoraria a Ungaretti.

Uber Dondini
(Il Resto del Carlino 7 settembre 1980)


Come missionari

Il Trebbo Poetico fu una sorta di missione al popolo con Dante e Montale al posto di Matteo e di Luca. Io seguivo questa missione popolare perché non mi ha mai abbandonato la convinzione che le vie del Signore sono infinite…Il Trebbo è stato l’ultimo tentativo a livello nazionale di portare la poesia al popolo. I grandi poeti salivano sul palco accanto ai due giullari e la gente si rifaceva l’anima e batteva le mani…DA questa mia povera parrocchia di campagna io rimpiango i tempi del Trebbo Poetico.

Francesco Fuschini
(L’Osservatore romano 5 aprile 1981)

 

Entusiasmi impensabili

Il Trebbo Poetico fu una mirabile sfida che riuscì a portare per la prima volta la poesia nelle piazze e a suscitare entusiasmi ora impensabili.

Alberto Bevilaqua

 

Come due sacerdoti

Dovunque andassero, Della Monica e Comello erano accolti con entusiasmo straordinario. La piazza era il luogo deputato per eccellenza: come per la tragedia greca, la recitazione delle poesie non prescindeva da una dimensione religiosa, e l’anima popolare faceva parte di questa liturgia di cui Comello e Della Monica erano i due sacerdoti celebranti.

Sergio Maldini
(Il Resto del Carlino 1 aprile 1986)

 

E furono famosi

A ricordare i due famosi “giullari della poesia” restano i giudizi dei poeti, restano dizionari, testimonianze giornalistiche e radiofoniche.
Trent’anni fa, Comello e Della Monica scrissero un’importante pagina della cultura italiana. Quella cultura che non si barrica in una “turris eburnea” orgogliosa e paga di se stessa, ma si dà, scende fra la gente, perché fra la gente più sprovveduta e più semplice spesso di cultura si sente il bisogno.

Giovanni Lugaresi
(Il Gazzettino 12 luglio 1986)

Solamente in romagna

Della Monica, ricordando quegli anni, ha detto che "un'esperienza del genere poteva nascere solamente in Romagna". E in Romagna, suggeriamo noi, deve continuare per tenere sempre accesa la fiamma della poesia, perché, come disse Dylan Thomas, "il mondo non è più lo stesso quando gli si è aggiunta una bella poesia".

Franco Gàbici
(Confini, gennaio-aprile 2006)

 

 

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